Ieri, a 91 anni, Giorgio Armani è diventato eterno. Le icone, lasciando il corpo terreno, trasferiscono tutta la loro energia nella loro storia e nel loro vissuto, costruendo un’immagine che non sfiorisce mai: un’icona, appunto. Il nome di un uomo che è diventato sinonimo di stile, eleganza, gusto, Made in Italy.
Giorgio Armani nacque a Piacenza nel 1934. Nel 1949 si trasferì con la famiglia a Milano, dove frequentò il liceo scientifico “Leonardo da Vinci”, diplomandosi nel 1953. Già da ragazzo amava disegnare, spesso assorto nei suoi schizzi durante le lezioni. Dopo il diploma, si iscrisse alla facoltà di Medicina, ma interruppe presto gli studi.
Il 1957 segnò il suo ingresso nel mondo della moda, come vetrinista e commesso presso La Rinascente. Qui apprese i primi rudimenti del mestiere, fino ad approdare, nel 1965, alla maison Nino Cerruti per la linea maschile “Hitman”. Fu in quegli anni che conobbe Sergio Galeotti, architetto e compagno di vita, il quale lo incoraggiò verso l’indipendenza professionale.
Il 24 luglio 1975 Armani e Galeotti fondarono a Milano la Giorgio Armani S.p.A. La prima collezione, primavera/estate 1976, segnò una svolta per la moda italiana. Nel 1978 vestì Diane Keaton per la cerimonia degli Oscar, mentre nel 1980 la collaborazione con American Gigolo rese immortale la scena di Richard Gere che, davanti a un letto colmo di abiti Armani, trasmetteva al pubblico un’intera idea di eleganza.
Quello fu il momento in cui la maison Armani si consacrò come simbolo di essenzialità, sobrietà e raffinatezza.
Nel 1981 arrivarono Emporio Armani e Armani Jeans, due linee che avrebbero definito lo stile giovane e urbano da un lato, e il casual quotidiano dall’altro. Nello stesso anno fu lanciato anche il primo profumo donna e Armani Junior.
Nel 1982, Armani comparve sulla copertina di Time, fotografato da Bob Krieger: un riconoscimento che lo consacrava come icona globale, al pari di Giovanni Agnelli, tra i pochi italiani rappresentati da Andy Warhol nei suoi ritratti.
Nel 1983 aprì la prima boutique “Giorgio Armani” a Milano e avviò una collaborazione con il FAI, sostenendo il restauro dell’Abbazia di San Fruttuoso e, negli anni, di altri siti storici italiani.
Nel 1986 ricevette il titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, seguito l’anno successivo dalla massima onorificenza: Cavaliere di Gran Croce.Il 1988 segnò la nascita dell’Emporio Armani Magazine, una rivista pionieristica che mescolava moda, arte e lifestyle, anticipando le moderne strategie di comunicazione dei brand. Negli anni ’90 e 2000, Armani diversificò ulteriormente con A|X Armani Exchange, portando lo stile del marchio a un pubblico più giovane e internazionale.
Nel tempo ha saputo rinnovarsi con nuove linee, accessori e occhiali, sempre con una cifra stilistica inconfondibile: minimalismo, classe, sobrietà. Le sue giacche destrutturate, prive di imbottiture e controfodere, hanno rivoluzionato il concetto stesso di sartoria.
Armani non fu solo moda: nel 2008 divenne patron della squadra di basket Olimpia Milano, riportandola alla vittoria dello scudetto dopo 18 anni. Con il marchio EA7 sponsorizzò anche la nazionale italiana alle Olimpiadi e, più recentemente, il Napoli Calcio, celebrandone gli ultimi due scudetti.
Durante la pandemia del 2020 si fece portavoce di un’industria più sostenibile, invitando la moda a liberarsi dal ritmo insostenibile del fast fashion.
Nel 2025 ha festeggiato i 50 anni della sua maison, con eventi e celebrazioni che hanno confermato il suo ruolo di icona mondiale.
Questo è Giorgio Armani: l’orgoglio italiano, l’uomo che ha trasformato la semplicità in arte e l’eleganza in eternità.
Pierluca Marino
