C’è un suono che non smetterà mai di vibrare nei vicoli di Napoli: quello del sax di James Senese. Un suono caldo, ruvido, sanguigno. Un grido e un abbraccio insieme.
Senese non suonava soltanto jazz o funk — suonava Napoli, la sua anima mescolata al mondo. Ogni nota era un frammento di identità, una rivendicazione di libertà, un atto d’amore verso una città capace di generare dolore e poesia nella stessa misura.
Con Napoli Centrale aveva inventato un linguaggio nuovo: una musica che non chiedeva permesso, che parlava in dialetto ma guardava lontano. Dentro il suo sax c’erano il Bronx e Miano, Coltrane e la tammorra, la rabbia e la grazia.
Era il “nero a metà” che aveva trasformato la diversità in potenza creativa, che aveva fatto della musica una dichiarazione di esistenza.
James Senese lascia in eredità una lezione che va oltre le note: la libertà non è un privilegio, è una conquista quotidiana — e può avere il suono di un sax che non si arrende mai.
Ho sempre amato il sax ed i sassofonisti. Addio James e grazie per aver fatto vibrare una città e la sua anima con il tuo talento.
