Ci sono artisti che non fotografano il mondo: lo interrogano. Mimmo Jodice è stato uno di questi. Con la sua macchina fotografica non ha mai cercato la realtà visibile, ma ciò che resta quando la realtà si ritira — la pausa, il respiro, la distanza.

La sua Napoli non era quella del rumore o della folla, ma una città che pensa, che si lascia osservare e lentamente rivela la propria anima. Ogni immagine di Jodice è un varco tra luce e ombra, tra tempo e memoria. Le sue rovine, le piazze vuote, i volti sospesi nel bianco e nero non raccontano assenza: raccontano presenza pura, quella che sopravvive al passare degli anni.

Mimmo Jodice ha insegnato che guardare non basta: bisogna ascoltare con gli occhi. La fotografia, nelle sue mani, è diventata meditazione, impegno, poesia muta.
Oggi che lui non c’è più, resta il suo sguardo a ricordarci che anche il silenzio può parlare — e che la luce, quando incontra la verità, non illumina soltanto: rivela.