LETTERA APERTA di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo, alle ISTITUZIONI e alle IMPRESE sulla competitività Italiana tra IA, Infrastrutture e l’Urgenza del Fattore Umano
CARE ISTITUZIONI,
CARI IMPRENDITORI,
siamo a un bivio cruciale per il futuro del nostro sistema produttivo. Lo stato della nostra transizione digitale è chiaro e impone una riflessione onesta. L’Italia sconta un ritardo che non è più accettabile, un gap che ci posiziona nelle retrovie europee in termini di adozione di tecnologie di base e, soprattutto, nell’obiettivo cruciale di restare competitivi sulla frontiera dell’Intelligenza Artificiale (IA) e delle infrastrutture digitali.
Il Gap da Colmare
Il nostro posizionamento al 22° posto in Europa per gli obiettivi della Digital Decade evidenzia impietosamente un freno diretto alla crescita del PIL e alla creazione di quei milioni di posti di lavoro che l’IA e l’innovazione possono generare.
Il nostro impegno come sistema confederale è totale nel promuovere l’adozione delle tecnologie 4.0, ma l’azione deve essere sinergica e toccare due pilastri fondamentali:
- L’Investimento Strategico in Infrastrutture
Non possiamo dimenticare i corsi e ricorsi storici che hanno segnato il successo economico del nostro Paese. La ripresa e il rilancio dell’Italia nel dopoguerra sono stati possibili grazie a un poderoso piano di investimenti in infrastrutture fisiche essenziali: strade, ferrovie servizi primari e, in particolare, la rete autostradale. Queste arterie hanno permesso la circolazione di merci e idee, unendo la nazione e creando il presupposto per il boom economico.
Oggi, il principio è identico, ma la frontiera è cambiata. Le autostrade del XXI secolo sono la banda ultralarga, il 5G, il cloud e il Polo Strategico Nazionale. La rete ultraveloce che copra l’intero Paese è la nuova precondizione per la crescita. Non può esistere competitività per le nostre PMI senza una banda larga pervasiva e l’espansione del 5G. Su questo fronte, gli investimenti del PNRR (Missione 1) rappresentano una leva irripetibile che dobbiamo cogliere con rigore e velocità, garantendo che i fondi destinati al Mezzogiorno si traducano in una reale spinta digitale. - L’Adozione dell’IA da Parte delle Imprese
Dobbiamo sbloccare il potenziale dell’IA nel settore produttivo. Significa investire in competenze (il fattore umano è cruciale), in formazione e nell’uso di data analytics per migliorare efficienza e capacità di innovazione. La digitalizzazione non è un costo, ma l’unica via per l’internazionalizzazione e la resilienza.
Il Fattore Critico: La PA e il Cambiamento Culturale
Il successo di questa transizione è tuttavia indissolubilmente legato alla trasformazione della Pubblica Amministrazione (PA). Le nostre imprese non possono correre se la macchina burocratica che le supporta (o le ostacola) procede al passo di un decennio fa.
Le criticità della digitalizzazione nella PA sono innanzitutto culturali:
- Resistenza al Cambiamento
Troppo spesso, la digitalizzazione si traduce in una “burocrazia travestita da innovazione”, dove si utilizzano strumenti digitali ma si mantengono processi vecchi e inefficaci. Serve un vero e proprio cambio di mindset, dove la tecnologia non è un ostacolo, ma un acceleratore di trasparenza ed efficienza. - Mancanza di Interoperabilità
I sistemi della PA faticano a comunicare tra loro, costringendo cittadini e imprese a fornire le stesse informazioni più volte (principio “once only” non applicato). Gli investimenti in piattaforme come il Polo Strategico Nazionale (PSN) e la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) devono portare a una effettiva semplificazione e accessibilità dei servizi. - Competenze e Governance
La carenza di competenze digitali interne alla PA e la complessità della governance rallentano l’attuazione delle riforme. Dobbiamo accelerare sulla formazione del personale pubblico e attrarre profili specializzati.
Un Appello all’Azione
Il PNRR destina risorse importanti alla Missione Digitalizzazione. Questo piano è la nostra ultima, grande occasione per allineare l’Italia ai Paesi leader in Europa entro il 2026.
L’appello che rivolgo al Governo e ai decisori è di garantire che le riforme procedano di pari passo con gli investimenti. Non basta un cloud o una nuova piattaforma; serve la volontà politica e amministrativa di ripensare integralmente i flussi di lavoro e di mettere al centro l’esperienza dell’utente, sia esso cittadino o impresa.
Come Confederazione, continueremo a fare la nostra parte promuovendo la cultura dell’innovazione e fungendo da ponte tra la tecnologia e le esigenze reali del tessuto produttivo. Solo attraverso una collaborazione stretta tra Istituzioni, imprese e mondo della ricerca potremo trasformare il nostro storico ritardo digitale in un vantaggio non competitivo duraturo per il Paese.
Il futuro è adesso. Non possiamo permetterci di esitare.
